Vuoi conoscere la vera storia della SME? L'ebook gratis fino al 7/7/16.

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Vuoi conoscere la vera storia della SME? L'ebook gratis fino al 7/7/16. - Come la vita

Cosa spinse 75 colletti bianchi a occupare l'edificio della finanziaria SME nel 1993 a Napoli e a tenerlo in ostaggio per 79 giorni e notti fino a sfidare il Governo?

La SME, holding dell'IRI, deteneva marchi famosi come Motta, Alemagna, Pavesi, Cirio, Autogrill, De Rica, Bertolli, GS, Antica Gelateria del Corso, Latte Berna. I gioielli dello Stato venduti ai privati anche per trattativa privata. Chi ha consentito tutto questo? Dov'era il Governo? Dov'era l'opposizione?

Le vicende collegate alla lunga e tormentata vendita ai privati hanno lasciato un segno nella storia economica italiana. Alessandro Pagano - uno dei 75 - traccia le tappe dell'operazione avendole vissute "dal di dentro".

 Il libro di 152 pagine in formato tascabile lo trovi qui (nel sito ilmiolibro.it)

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Prefazione di Alfonso Ruffo alla prima edizione del libro

Aprile 1998: il Gruppo Cirio trasferisce il proprio centro decisionale da Napoli a Roma. È un altro pezzo del Sud industriale che se ne va. Il colosso agroalimentare - le cui sorti sono oggi sospese in seguito alla discutibile gestione del finanziere Sergio Cragnotti - ha una storia che supera il secolo, vanta nel Mezzogiorno un radicamento affettivo con pochi paragoni e rappresenta uno dei "pezzi" più pregiati coinvolti nella prima grande privatizzazione effettuata in Italia, quella della SME.
La SME, Società Meridionale di Elettricità prima della nazionalizzazione del comparto, si è trasformata nel tempo fino a diventare, sul finire degli anni Settanta, una conglomerata dalle attività molto diversificate che spaziano dalle produzioni agroalimentari ai prodotti da forno, dai gelati alla grande distribuzione, dalla ristorazione veloce al catering. Le vicende collegate alla lunga e tormentata vicenda ai privati, con tutte le conseguenze anche di carattere giudiziario, hanno lasciato un segno nella storia economica del Paese.
Alessandro Pagano ripercorre le tappe di quell'operazione politico-finanziaria con un'ottica inedita: legando i fatti ai personaggi, noti e meno noti, che hanno vissuto le varie fasi attraverso cui si è giunti allo smembramento della SME condizionandone l'esito. È, questa, una "storia vissuta dal di dentro", scritta con uno stile lieve, talvolta scanzonato, piacevole da leggere, capace di interessare anche i non addetti ai lavori. Una storia raccontata, come avverte l'autore, con sospensione di giudizio nel presupposto che qualsiasi novità, come insegna il filosofo Lao Tse, "può essere un bene e può essere un male".

Alfonso Ruffo
Direttore del quotidiano
economico "Il Denaro "

Napoli, maggio 2003

Premessa e primo capitolo

Premessa


L'aereo aveva appena preso quota e l'assistente di volo dato i primi annunci quando il signore, nervoso, seduto accanto a me, si accese la prima sigaretta. Convinto che il tempo giocava a mio sfavore intervenni subito con tono forzatamente pacato: "Mi scusi, signore, ma lei qui non può fumare". Avevo ottenuto un posto non fumatori per cui ero assolutamente certo dell'abuso del tipo accanto e la parola "signore" dovette riuscire piuttosto sforzata. Il tizio, infastidito, si voltò verso di me polemico: "E chi l'ha detto che qui non si può fumare?". Con tono ancora più calmo, dopo aver pregustato la risposta, replicai: "A parte il fatto che lo ha appena detto l'assistente di volo, ... vede? (dissi indicando la figurina con la sigaretta accesa e sbarrata sulla mia carta d'imbarco) qui non si può fumare". E, certo di aver centrato il colpo, aggiunsi: "Mi dispiace". Il signore, visibilmente urtato, si alzò e si diresse verso il fondo dell'aereo.
Incredulo del così facile successo mi misi più comodo sulla poltrona e presi la rivista patinata in omaggio che si trovava nella tasca del sedile di fronte. Avevo appena cominciato a sfogliarla immergendomi in quell'atmosfera un po' soft che si cerca di creare in questi voli, con quella musica rilassante di sottofondo sul genere Papetti-sax, quando, al posto del fumatore si sedette un anziano signore, con una vistosa benda sul collo. "Meno male" mi disse con sorriso coinvolgente "che sono potuto venire più avanti; sa: mi sono appena operato alla laringe e con tutto quel fumo là dietro credevo di soffocare ...". In effetti la voce giungeva appena, distorta come quella di Sandro Ciotti: si capiva che per lui il fastidio del fumo doveva essere superiore al mio. Tuttavia desideravo distendermi e riprendere la lettura della rivista piuttosto che essere coinvolto in una conversazione, per cui gli sorrisi anch'io e riabbassai la testa sulla rivista rinunciando a dirgli di essere io il suo salvatore e così anche alla sua gratitudine. In quel momento il comandante dell'aereo prese la parola per farci sapere che, sebbene il decollo da Linate fosse avvenuto con un quarto d'ora di ritardo, egli prevedeva di atterrare a Napoli in perfetto orario. Il mio amico stomizzato a questo punto lasciò partire un segno di appunto che somigliava a un breve lamento. "Può essere un bene e può essere un male" mi disse, soddisfatto per aver finalmente trovato un buon argomento di conversazione. E, senza aspettare la mia richiesta di chiarimento, aggiunse: "Conosce la storia?".
"Quale storia?" gli chiesi, un po' scocciato.

"C'era una volta un ragazzo - iniziò - che doveva fare gli esami di maturità. Si preparò senza convinzione, ma poi li superò e suo padre decise di fargli un regalo. "Voglio una moto" disse il ragazzo. "Può essere un bene e può essere un male" disse il padre, ma gli comprò ugualmente la moto. Il ragazzo cominciò a utilizzarla ma presto fece un incidente. "Può essere un bene e può essere un male" commentò il padre, ma il ragazzo non capì.
L'incidente infatti permise al ragazzo di non fare il servizio militare ...". ... e così continua la filastrocca... Le parole del vecchio mi colpirono a fondo ed ancora oggi mi ritornano alla mente soprattutto quando penso ai fatti che sto per raccontare. L'aereo, naturalmente, continuò il suo volo e arrivò ... in orario.

I - La bomba


Il salone del piano terra della SME era stracolmo di gente. Oltre ai dipendenti della società, vi erano convenuti lavoratori e sindacalisti esterni all'azienda e l'aria si era fatta pesante, non solo per le oltre trecento persone che vi si erano riunite ma anche perché i motivi dell'incontro erano gravi.
Quel 22 gennaio del '93 era un venerdì. Il salone veniva normalmente utilizzato per le cerimonie ufficiali, come ad esempio quella, tradizionale e recente, di auguri natalizi. Dava sul cortile interno del moderno palazzo del Centro Direzionale dove, loro malgrado, si erano dovuti trasferire i dipendenti della Società nel maggio 1990, abbandonando le comodità della sede storica di via Bracco. Ancora per molto tempo fra di essi l'argomento rimase decisamente tabù.
Al microfono si erano succeduti diversi capi sindacali e fra questi l'intervento di uno in particolare era stato accolto da grande attenzione. Il tipo era piccolo e spelacchiato, i suoi occhialini tondi e lo sguardo astuto gli davano l'aria da intellettuale ed anche dalla voce sgradevole ma pacata si capiva che aveva autorità. Si parlava della decisione della Capogruppo IRI di scindere la SME in blocchi e di venderla al privato. La SME rappresentava l'ultimo grande Gruppo presente al Mezzogiorno e la decisione dell'IRI aveva avuto tutta l'aria di un ritiro dello Stato dal Sud, dove nel bene e nel male questo aveva avuto un ruolo di sostegno notevole. Lo spettro della scomparsa di migliaia di posti di lavoro si profilava con sempre maggior chiarezza e un misto di movimenti interiori ed esteriori si sviluppava in ciascuno di noi con disarmonia. Anche i movimenti collettivi erano convulsi e a tratti si aveva come l'impressione che stesse per scoppiare una rissa.
L'apice si era raggiunto quando, poco prima del piccoletto, aveva preso la parola un sindacalista alto, grosso e baffuto che incitava alla mobilitazione ma aveva dovuto desistere quando si era accorto che il primo ad essere travolto sarebbe stato proprio lui. Il piccoletto, invece, che poi identificai meglio come il Segretario della Camera del Lavoro di Napoli, invitò alla ponderazione ed alla necessità di un'azione concordata con il sindacato nazionale.
Il rispettoso silenzio con cui furono accolte le sue parole non indicava però l'intenzione di seguire il suo consiglio. L'atmosfera era pesante anche per le numerose sigarette accese e il fumo che, come una nuvola, occupava ormai la parte superiore della sala. Forse per questo molti preferivano stare accovacciati o distesi per terra. Inoltre la passività della maggior parte dell'uditorio ed il lento vagare per il fondo della sala fra tanti volti conosciuti ed altri meno, appartenenti questi ai colleghi della Cirio, mi aveva fatto ricordare i tempi dell'occupazione studentesca, quando al mio completo disinteresse per le questioni politiche, si accompagnava una certa curiosità di conoscere persone nuove, approfittando della ridotta attività scolastica. Il giorno dopo ero a letto con la febbre alta. Evidentemente oltre al fumo, nell'aria del salone doveva esserci un morbo in agguato e di quelli potenti perché la febbre non mi avrebbe abbandonato per tutta la settimana dopo. Il progetto di cui si discuteva la sera di quel venerdì si realizzò poi il lunedì successivo.

Personaggi e interpreti: Romano Prodi

Personaggi e interpreti: Romano Prodi - Come la vita

Ex professore universitario bolognese, economista di area DC, l'allora Presidente dell'IRI ebbe la pesante responsabilità di fare lo spezzatino del Gruppo SME, unico fra i gruppi statali con baricentro nel Mezzogiorno, per venderlo ai privati e, nel caso della Cirio Bertolli De Rica, per trattativa privata ad una finanziaria raccogliticcia, del tutto sconosciuta, che avrebbe immediatamente girato il pezzo al finanziere speculatore Cragnotti. Una roba da matti, insomma, e con il consenso di tutti. Poi ci si meraviglia che ci sia gente che imbraccia i mitra... 

I mitra meglio lasciarli a riposo, ma anche il nostro sarebbe stato meglio che si mettesse a riposo e invece era destinato a diventare nostro Presidente del Consiglio e poi Presidente della Comunità Europea.

Come si spiega? Proviamo a vedere...

Personaggi e interpreti

Personaggi e interpreti - Come la vita

La sindacalista pasionaria, il Presidente Valori, l'on. Antonio Bassolino, l'on. Fausto Bertinotti, il Sen. Giorgio Napolitano, Gad Lerner, Maurizio Costanzo, Mons. Riboldi...

  • 21/05/2018
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